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Ciclo di sterilizzazione: seguire le leggi e non solo

Non so quanti di voi si sono mai soffermati a notare che alcuni degli strumenti utilizzati dai dentisti non sono ad utilizzo singolo, ma vengono riutilizzati più volte (come la maggior parte degli strumenti chirurgici), per questo motivo è molto importante avere la certezza che nello studio dentistico scelto segua correttamente la procedura di sterilizzazione, per la quale serve un macchinario chiamato autoclave.

Cos’è un’autoclave

Le autoclavi sono macchinari utilizzati per la sterilizzazione di strumenti e materiali. Come tutti gli apparecchi utilizzati in ambiente sanitario devono soddisfare gli standard di legge imposti (D.L. num. 81 del 2008 che richiama la norma UNI EN 13060).
Al momento sono presenti tre differenti tipologie di autoclavi per la sterilizzazione: autoclavi di classe N, autoclavi di classe S e autoclavi di classe B.
Gli autoclavi di classe N e S, per le loro funzionalità limitate, non sono idonei all’utilizzo in uno studio dentistico, solo quelli di classe B rispettano tutti i requisiti imposti dalla legge e hanno prestazioni paragonabili a quelle degli impianti più grandi presenti negli ospedali, infatti riescono a sterilizzare anche all’interno i tubi della turbina (trapano che usa il dentista), eliminando anche i prioni.

Cosa utiliziamo nello Studio Dentistico Nardini?

Nel nostro studio tutti gli strumenti engono sciacquati, spazzolati, immersi in liquido disinfettante, messi in vasca ad ultrasuoni (fa vibrare lo strumento per separe da questo eventuali residui organici ancora adesi), asciugati, imbustati, sigillati, ed infine sterilizzati in un’autoclave di Classe B.
Ma la cosa più importante per la vostra tranquillità gli strumenti vengono aperti sempre davanti a voi a garanzia di una totale procedura igienica.

Fate attenzione quindi che nello studio dentistico da voi scelto rispettino alti standard di sterilizzazione, importantissimi per garantire l’igiene e di conseguenza la vostra sicurezza.

Il fumo fa male: anche agli impianti dentari. A rischio anche diabetici e cardiopatici.

Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Oral Implantology
, e coordinata da Miriam Ting, della Temple University di Philadelphia, il fumo, il diabete ed altre malattie cardiovascolari, se non tenute sotto controllo, aumentano il rischio di perimplantite.

Lo studio

Dallo studio è emerso che la perimplantite è meno frequente nei primi cinque anni dopo l’impianto e dopo dieci anni, le percentuali di perimplantite sono variate dal 10,7% al 47,2%, (dipende dallo studio preso in considerazione)

L’infiammazione, inoltre, sarebbe significativamente più comune nei pazienti con malattia parodontale (anche detta piorrea), nei fumatori e nei pazienti diabetici e con malattie cardiovascolari, ma a quanto pare non è influenzata dall’artrite reumatoide.

Cos’è la perimplantite?

La perimplantite è un processo infiammatorio delle ossa e della bocca che può portare alla perdita degli impianti dentali. La perimplantite inoltre comprende microogranismi aggressivi e resistenti, come patogeni anaerobici gram-negativi e gram-positivi e l’Epstein-Barr virus.

 I medici di medicina generale dovrebbero essere a conoscenza di questo rischio a carico anche di persone con diabete e malattie cardiovascolari che non sono tenuti sotto controllo e sforzarsi di monitorare queste patologie, così come cercare di favorire la compliance del paziente verso un regolare programma di manutenzione dentale, come misura preventiva

Secondo le parole della Dott.ssa Ting.

Cosa possiamo fare?

Dalle parole di  Sam Low, del L. D. Pankey Institute di Key Biscayne, in Florida:

Gli igienisti dentali dovrebbero avere gli strumenti idonei per gestire i pazienti con impianto […] Per ora, infatti, è importante prevenire le malattie a carico dell’impianto o, una volta che si è sviluppata, gestirla con un igienista dentale prima delle perdita di osso